14) Nietzsche. Sui filosofi.
I filosofi in genere sono ingenui e non del tutto onesti. Essi in
fondo non sono altro che avvocati delle loro idee, dei loro
pregiudizi; nel filosofo non c' nulla d'impersonale.
F. Nietzsche, Al di l del bene e del male (vedi manuale pagine
200-205).

 Dopo aver letto assai a lungo i filosofi tra le righe, dopo
averli studiati attentamente, io dico: bisogna ancora collocare la
maggior parte del pensiero cosciente, e persino il pensiero
filosofico, tra le attivit dell'istinto; bisogna cominciare ad
imparare dal capo come si  fatto a proposito dell'atavismo e
dell'ereditariet. Come l'atto della nascita di per s non pu
esser reso in considerazione nel progresso e nel processo della
ereditariet, cos la coscienza non pu essere contrapposta
all'istinto. Quasi tutto il pensiero cosciente del filosofo 
diretto nascostamente dai suoi istinti ed  obbligato a seguire
una strada determinata. Anche dietro la logica e le sue mosse,
apparentemente indipendenti, si nasconde giudizi di valori, o, per
dirla chiaramente, esigenze fisiologiche di conservazione di una
data specie di vita. [...]
Quello che ci spinge a guardare un po' con diffidenza, con una
certa aria di ironia tutti i filosofi non  tanto il fatto che pi
volte essi hanno avuto modo di convincerci della loro ingenuit,
[...] ma per il fatto che non sono del tutto onesti: mentre
infatti in coro alzano canti in onore della virt, quando si osa
toccare il problema della realt, vorrebbero farci credere che le
loro opinioni sono il risultato di una dialettica fredda, pura,
olimpicamente distaccata, da loro scoperta e ottenuta [...];
mentre in realt una frase colta a volo, un'idea strana, una
suggestione, un desiderio costretto nell'astratto e opportunamente
filtrato,  quello che essi difendono con ragioni cercate a
fatica. In fondo, sono tanti avvocati che non vogliono sentirsi
chiamare con il loro nome, furbi difensori dei loro pregiudizi che
essi vogliono far passare per verit; e sono ben lontani da
quella forza d'animo che di tutto questo sa rendersi ragione,
assai lontani dal buon gusto del coraggio, che grida tutto ci sia
per mettere in guardia i nemici e gli amici, sia per orgoglio, sia
per prendersi gioco di se stessi. La pedanteria tanto rigida
quanto virtuosa del vecchio Kant con la quale egli ci attira sui
sentieri pi scivolosi della dialettica [...]  uno spettacolo che
fa ridere noi, che non ci siamo abituati, noi che non sentiamo un
piacere pi grande di quello di svelare gli inganni dei vecchi
predicatori di morale.
Un po' alla volta sono arrivato a farmi un'idea di ci che  la
grande filosofia, nient'altro che la professione di fede del suo
autore, quasi le sue memorie che egli scrive senza volerlo. Cos
pure che il fine morale o immorale costituisca il vero nocciolo
vitale di ogni filosofia. [...] Infatti  consigliabile e prudente
domandarsi, quando si vuole spiegare come abbiano avuto origine le
affermazioni metafisiche di questo o quel filosofo: a quale morale
tende questo filosofo? Perch io non credo che un impulso verso
la coscienza sia il padre della filosofia, ma piuttosto che un
altro impulso [...] si sia servito dello strumento conoscenza
(ed anche ignoranza). Ma chi considera fino a che punto gli
istinti fondamentali dell'uomo possono essere qui stati in gioco
come geni ispiratori [...] riconoscer che essi hanno tutti almeno
una volta avuto a che fare con la filosofia, e che ciascuno di
essi vorrebbe presentarsi come la ragione ultima dell'esistenza,
come legittimo sovrano di tutti gli altri impulsi. Poich ogni
impulso tende a dominare e come tale tende a filosofare. In
verit, negli uomini colti, negli uomini di scienza propriamente
detti, la cosa pu essere diversa, migliore, se vogliamo: pu
darsi che in essi entri qualcosa che pu chiamarsi impulso verso
la coscienza, qualche piccolo meccanismo indipendente che [...]
possa lavorare bene per conto suo, senza coinvolgere gli altri
interessi dello scienziato. Perci i veri interessi dello
scienziato sono posti di solito del tutto altrove, nella famiglia,
nel denaro, nella politica: cos che  quasi indifferente che il
piccolo meccanismo sia applicato ad uno o ad un altro ramo della
scienza [...]. Al contrario, nel filosofo non c' nulla di
impersonale: ed anzitutto la sua morale garantisce
inequivocabilmente chi egli sia, vale a dire in che modo siano
coordinati o subordinati tra loro i suoi istinti naturali.
R. Bortot e V. Milanesi, Il concetto di filosofia nel pensiero
contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1984, pagine 184-186.
